Il retroscena Nella sentenza riprodotto un brano della missiva.
«Me l' ha chiesta un' avvocatessa francese»
Il ritorno in libertà per una lettera di Cossiga
Il senatore: ho scritto che non è un criminale comune. Imbarazzo?
No, lo pensoQuelli sono crimini politici I crimini che la
sovversione di sinistra e l' eversione di destra hanno compiuto sono
certamente crimini, ma non crimini comuni, bensì crimini
politiciLibero anche per una lettera di Cossiga
«Buonasera, di che cosa vuole parlare?». Della mancata estradizione
di Cesare Battisti, senatore Cossiga. «Ah! Ma lo sa che in questa
storia c' entro anch' io?». Sì, lo sappiamo. E' scritto al punto 28
della decisione comunicata ieri dalle autorità brasiliane all'
Italia. «Il ricorrente - si legge nel provvedimento del ministro
della Giustizia verde-oro, laddove "ricorrente" significa proprio
Battisti - ha presentato una lettera di Francesco Cossiga, influente
politico italiano negli anni Settanta, che partecipò attivamente
all' elaborazione delle leggi di emergenza italiane. Oggi senatore
della Repubblica, Cossiga attesta che i "sovversivi di sinistra"
venivano considerati, nell' Italia degli "anni di piombo", come
"semplici terroristi e talvolta come criminali comuni". L' autore
della lettera sostiene, tuttavia, l' improprietà di questa
classificazione attribuita al ricorrente». A seguire viene
riprodotto un brano della missiva di Cossiga, che sembra rivolta
agli stessi terroristi d' un tempo: «Voi tutti, di sinistra e di
destra, eravate "rivoluzionari impotenti"; in particolare voi
sovversivi di sinistra che credevate, con gli atti di terrorismo,
non certo di poter "fare", ma di "innescare" la rivoluzione, secondo
gli insegnamenti di Lenin che condannava in via di principio il
terrorismo, ma che giustificava o meglio considerava utili e
"legittimi", dal punto di vista del marxismo leninismo, gli atti di
terrorismo solo se propedeutici alla rivoluzione o capaci di
realizzarla. I crimini che la sovversione di sinistra e l' eversione
di destra hanno compiuto sono certamente crimini, ma non certamente
"crimini comuni", bensì "crimini politici"». Ecco, senatore. Cesare
Battisti, che pure lei chiama «terrorista», tornerà libero anche
grazie a questa lettera. Imbarazzato? «No - risponde Cossiga -,
perché mai? Io quelle cose le ho sempre pensate e dette, e dunque
non potevo fare diversamente. Un giorno nella posta elettronica ho
trovato il messaggio di un' avvocatessa francese che mi chiedeva di
mettere per iscritto le posizioni che io avevo già tante volte
sostenuto e che loro conoscevano bene, per allegarle agli atti della
causa di Battisti in Brasile. Io l' ho fatto, tutto qui. Del resto
in Italia continuiamo a rifiutarci di discutere sulle vere cause del
terrorismo in Italia, per non arrivare a dire che i terroristi erano
dei marxisti-leninisti, che provenivano dal Pci, e che...». E'
difficile frenare l' ex presidente della Repubblica, che dal «caso
Battisti» arriva in un battibaleno al caso Moro, agli ex comunisti
che oggi rinnegano la linea della fermezza («tranne D' Alema»,
precisa), al veto contro l' intervento dell' ex brigatista Morucci
all' università di Roma «quando lui ha scontato la pena e può fare
ciò che vuole», e tante altre cose. Ma oggi il problema è Battisti.
Un po' d' imbarazzo per quella lettera Francesco Cossiga potrebbe
provarlo, ad esempio, davanti alle vittime degli attentati per i
quali Battisti è stato condannato all' ergastolo. Uno è costretto da
trent' anni su una sedia a rotelle. «Mi dispiace per lui - ribatte
l' ex presidente -, ma io non devo spiegargli nulla. Io avrei voluto
vedere Battisti in galera, ma se non ci siamo riusciti non mi si può
chiedere di sostenere tesi diverse da quello che ho sempre
sostenuto. Del resto ero pronto ad andare a deporre in Spagna al
processo contro Batasuna, e se il procuratore non avesse ritirato le
accuse sarei passato per difensore del capo del braccio politico
dell' Eta...». Indipendentisti baschi a parte, in Brasile la lettera
di Cossiga è servita per arrivare a sostenere che l' ex militante
del Proletari armati per il comunismo è paragonabile a un
perseguitato politico; e che le leggi introdotte anche da lui, alla
fine degli anni Settanta, hanno lasciato spazio ad abusi e processi
ingiusti. Equazioni dalle quali Cossiga si chiama fuori: «Io non ho
detto e non dico che Battisti è un perseguitato politico, ma che i
suoi delitti sono politici. Quanto alle leggi, non è vero che furono
antidemocratiche, e comunque non posso dirlo io che le ho scritte e
firmate. Ma che ora l' Italia pensi a una protesta diplomatica mi fa
ridere; se fossi il ministro brasiliano, davanti all' ambasciatore
italiano che viene a chiedere conto della decisione lo prenderei a
calci nel sedere...». Prima della diplomazia italiana, però, il
«caso Battisti» pone il problema dell' uscita dagli «anni di
piombo», che sembra non arrivare mai, nonostante le posizioni di
Cossiga. «I sequestratori e gli assassini di Aldo Moro sono tutti
fuori - dice l' ex ministro dell' Interno dell' epoca - tranne Rita
Algranati, che sono andati a riprendere in Algeria da pochi anni,
solo perché gli era sfuggita prima. E' un' ingiustizia». Quindi lei
è favorevole alla sempre citata ma mai realizzata «soluzione
politica»? «Oggi non credo sia più possibile, la gente non
capirebbe. Ma io ero favorevole pure all' amnistia, mentre i più
contrari sono sempre stati i comunisti...». Giovanni Bianconi La
vicenda Due ergastoli Cesare Battisti, ex leader dei Pac, è stato
condannato a due ergastoli per 4 omicidi, tra i quali quello del
gioielliere Pier Luigi Torregiani nel ' 79 (foto) I cortei in
Francia Battisti è evaso nel 1981 e si è rifugiato in Francia. Nel
2004 si è dato alla latitanza per sfuggire all' estradizione:
diverse le manifestazioni per lui in Francia L' arresto in Brasile
L' ex leader dei Pac da tempo si era rifugiato in Brasile, dove è
stato catturato il 18 marzo 2007 in un chiosco sulla spiaggia di
Copacabana
di Bianconi Giovanni
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«Sarkozy e Carla hanno convinto il presidente a tenerlo qui»
Il senatore La scrittrice Fred Vargas, che si batte per Battisti,
è molto amica della Bruni, così ne ha parlato all' Eliseo. Per noi
gli anni di piombo si sono chiusi vent' anni fa con una grande
amnistia, da voi ancora noA sostegno
RIO DE JANEIRO - Il giorno decisivo è il 22 dicembre e lo scenario
quanto di più lontano dalla morte e dal sangue: Copacabana Palace,
l' hotel storico della celebre spiaggia di Rio. Nella suite
imperiale Nicholas Sarkozy e Carla Bruni non disfano le valigie.
Resteranno in città solo un giorno, per poi volare in un resort a
Bahia e passare lì il Natale. Prima la coppia dell' Eliseo ha un
paio di impegni, tra cui l' incontro con il leader brasiliano Lula,
che arriva all' hotel di prima mattina. Si discute di cooperazione e
crisi mondiale. La Bruni, poi, ha un argomento personale:
Presidente, deve darci una mano su Cesare Battisti, le carte sono
nelle mani del suo ministro, non lo restituisca all' Italia. È la
conclusione di un processo di lobbying martellante ed efficace. Lo
coordina Fred Vargas, la scrittrice parigina amica di Battisti: da
quando lo hanno arrestato è venuta in Brasile almeno cinque volte.
Presenta carte sull' irregolarità dei processi, ma soprattutto cerca
di capire dove stia il punto molle di un iter che sta vedendo
decisamente in vantaggio le ragioni italiane. Facile, è la politica.
Da Parigi pagano per Battisti il miglior avvocato possibile, Luiz
Eduardo Greenhalgh, amico personale di Lula. Vengono coinvolti
alcuni parlamentari vicini al presidente, tra cui il senatore
Eduardo Suplicy Matarazzo, una storia antica di legami con l'
Italia: un suo bisnonno calabrese creò l' industria meccanica in
Brasile. «Sono rammaricato per le reazioni in Italia - spiega ora
Suplicy - ma abbiamo preso la decisione giusta. Sono pronto a
prendere un aereo e andare a Roma per spiegarlo ai politici
italiani». La scelta brasiliana, dice, poggia su due fondamenti di
ugual peso: l' analisi delle carte e la nostra tradizione. «Questa è
una decisione sovrana, che tiene in conto la storia del Brasile. Nel
nostro Paese oggi cariche molto alte sono occupate da persone che
parteciparono ad azioni rivoluzionarie. Per noi gli anni di piombo
si sono conclusi vent' anni fa, c' è stata una grande amnistia. In
Italia no, d' accordo, ma perché considerare la nostra posizione una
offesa?». E conclude: «Ha giocato soprattutto una considerazione:
nel dubbio che le condanne siano corrette, prevalgano le ragioni
umanitarie». Davvero, senatore, lei è convinto che Battisti non
abbia ammazzato nessuno? «Sì e siamo in molti fuori dall' Italia».
Le stesse ragioni umanitarie, rivela Suplicy, che hanno fatto
giocare con successo la carta francese. Racconta: «La Vargas è molto
amica di Carla Bruni. Mi ha raccontato che dopo il caso Petrella (l'
ex terrorista la cui estradizione dalla Francia all' Italia è stata
sospesa per ragioni di salute, ndr), ha convinto Sarkozy che anche
Battisti andava aiutato. Il premier francese, pur molto amico di
Silvio Berlusconi, era convinto di non creare alcun imbarazzo all'
Italia. E sa perché? Perché dopo il no sul caso Petrella il vostro
premier non ha nemmeno protestato. Sinceramente, credo che Battisti
in Italia sia un problema per Berlusconi ancora maggiore che
Battisti lasciato in Brasile... Non dimentichiamo che fu Sarkozy, da
ministro di Chirac, a seppellire la dottrina Mitterrand, su
richiesta di Berlusconi, nell' altro suo governo. E si impegnò per
la cattura di Battisti a Parigi. Se adesso si è esposto a suo favore
è perché immagina che questo non andrà a pregiudicare le relazioni
con l' Italia». Prosegue Suplicy: «Dell' atteggiamento dell' Eliseo
e soprattutto delle prove consegnatemi da Fred Vargas a favore di
Battisti ne ho parlato con Lula non più tardi di qualche giorno fa.
Tra l' altro il detenuto ha l' epatite B, perché non dovrebbe essere
trattato come la Petrella? Il presidente mi sembrava convinto.
Evidentemente Carla Bruni doveva avergli fatto lo stesso discorso».
Con la vista e il sole di Copacabana negli occhi, ad appena cento
metri da dove la polizia italiana era riuscita finalmente a
catturare Cesare Battisti, dopo quasi trent' anni. Rocco Cotroneo La
coppia Il presidente Nicolas Sarkozy e la moglie Carla Bruni con
Lula il 22 dicembre a Rio (foto) La scrittrice Battisti ha avuto
anche l' appoggio di Fred Vargas, scrittrice parigina sua amica
(foto)
di Cotroneo Rocco
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