
Cesare Battisti
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CASO BATTISTI
- da Il Giornale del 15/1/2009 - QUELLI CHE GLI ANNI DI PIOMBO
SONO PASSATI
di Michele BrambillaVota1
aiuto Nel Paese del «nessuno tocchi Caino» ieri è nato un nuovo
partito, quello del «nessuno tocchi Cesare Battisti», e la cosa
sarebbe già di per sé sorprendente perché questo impunito terrorista
- che ha cercato di riciclarsi in Francia come Simenon dei poveri -
è francamente uno dei più indifendibili, e non solo per i reati
commessi, ma anche per l’arroganza, la spocchia, la faccia da
schiaffi. Ma la sorpresa è ancora più grande se si considera che a
difendere l’indegno omonimo è un’organizzazione non di quell’estrema
sinistra alla quale egli appartiene, ma di estrema destra. «Bisogna
considerare gli anni difficilissimi in cui si protrasse la sua
militanzapolitica. Sono pertanto felice che il Brasile non abbia
concesso l’estradizione, lo status di rifugiato politico è più che
opportuno», ha detto Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di
Forza Nuova, il quale ha aggiunto che Battisti e i suoi pari (rossi
o neri che fossero) erano «giovani che per un ideale andavano a
morire o si rovinavano l’esistenza intera».
In realtà c’è poco da essere sorpresi. La panzana degli «anni
difficilissimi», della «militanza politica» e degli «ideali» è molto
più diffusa di quanto si possa credere. È innanzitutto il miserabile
alibi con il quale gran parte dei terroristi, sia di destra sia di
sinistra, cerca di alleviare, anzi di annullare le proprie colpe. E
subito dopo è la falsificazione storica sulla quale si basa un ampio
e trasversale fronte del colpo di spugna. Sono in molti a voler
chiudere i conti, e soprattutto le pendenze giudiziarie, con la
mitica «soluzione politica».
Ieri ad esempio è stato il verde Paolo Cento a dire che si deve
trovare «la forza di individuare una soluzione politico giudiziaria
come l’amnistia». Il lettore obietterà che a un Caratossidis e a un
Cento non si dovrebbe dar peso. È vero. Ma magari, si trattasse solo
di un Caratossidis e di un Cento. Purtroppo l’idea malata che in
quegli anni si fronteggiarono due avversari con simil dignità, e che
i terroristi vanno comunque distinti dai criminali perché erano
mossi da un ideale, è filtrata in gran parte delle nostre coscienze,
e c’è da scommettere che parecchi dei politici che ieri hanno
condannato la mancata estradizione di Battisti si direbbero più che
disponibili, anche oggi stesso, ad «aprire un tavolo» (per usare il
loro demenziale linguaggio).
Curioso Paese, il nostro. Per certi reati la prescrizione è uno
scandalo e ci si accapiglia ancora su Resistenza e Salò: perfino un
monsignore, due anni fa in un cimitero, disse che «i morti non si
possono mettere sullo stesso piano». Anche le foibe, le leggi
razziali, il colonialismo, il Risorgimento e l’invasione napoleonica
sono ancora ferite aperte. Ma gli anni Settanta godono di una sorta
di franchigia, sono qualcosa da inserire in una sanatoria, da
chiudere magari con una stretta di mano, un bel convegno, qualche
killer in cattedra alla Sapienza.
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