Parla il vicepresidente dell'Associazione italiana vittime del
terrorismo
Della Rocca: "Battisti ha ucciso, ora deve pagare"
«Siamo indignati, è una violazione del diritto sovrano dello Stato»
Il 29 febbraio saranno ventinove. Ventinove anni da quel
maledetto venerdi, quando Roberto Della Rocca, capo del personale
della Motomeccanica Generale Navale, venne «gambizzato» sotto casa
sua, a Genova. I brigatisti gli spararono sette volte.
Due proiettili con la punta incisa gli devastarono uno degli arti
inferiori. Il risultato? «Una gamba fracassata, problemi devastanti
a livello relazionale, una carriera interrotta, una vita spezzata»,
sintetizza lui oggi, che è vicepresidente e portavoce ufficiale
dell'Associazione italiana vittime del terrorismo.
La sua reazione alla vicenda Battisti?
«È di indignazione. Di profonda indignazione. Il rifiuto
dell'estradizione è una violazione del diritto sovrano dello Stato
italiano. Parliamo di un soggetto condannato, con sentenze passate
in giudicato, per quattro omicidi. Due come esecutore materiale, uno
in cui ha partecipato attivamente e un quarto che ha organizzato.
Delitti preparati a tavolino, con feroce premeditazione, ed eseguiti
a freddo. Questo oltre alle rapine...E lo dico come cittadino. Poi,
dal punto di vista di vittima del terrorismo, è come riaprire una
ferita in realtà mai rimarginata del tutto. È come se fosse avvenuto
un'altra volta, e forse anche peggio».
Ve lo aspettavate?
«No. È vero che c'era il precedente della Petrella. Ma non
potevamo immaginare che la dottrina Mitterand diventasse la dottrina
Lula, per cui spietati assassini che hanno aspettato sotto casa
inermi cittadini e gli hanno sparato alle spalle diventano
perseguitati politici che hanno affrontato battaglie
rivoluzionarie».
Immagino, però, che abbiate apprezzato la lettera del presidente
Napolitano al capo di Stato brasiliano...
«Sì, ci è piaciuta molto. E ci aspettiamo un intervento autorevole
anche da parte dell'esecutivo. A tale proposito consideriamo molto
positiva l'iniziativa del vostro giornale e la nostra associazione
sta studiando un'iniziativa analoga».
Il ministro della Giustizia carioca paragona Battisti all'ex
banchiere Cacciola, condannato in Brasile a 13 anni per frode e
riciclaggio, ma non consegnato dalle autorità italiane. È un
confronto possibile?
«No. Qui parliamo di omicidi e rapine. E di un soggetto che ha
fatto un anno e mezzo di carcere e poi se n'è andato in giro per il
mondo. Tra l'altro, dai giornali mi risulta che sia entrato in
Brasile con un passaporto falso, reato che prevede fino a sei anni
di reclusione. Mi auguro che Battisti li sconti in un normale
carcere di quel Paese e poi che ce lo rimandino qui».
Ora anche il criminale argentino Raul Tozzo, arrestato in Brasile
e accusato di aver ucciso 22 oppositori politici vuole il
riconoscimento di rifugiato politico. Che ne pensa?
«Lo dico ironicamente: è anche questo un paradosso della dottrina
Lula».
Ci sono circa 50 ex terroristi latitanti nel mondo. Che fare per
assicurarli alla giustizia?
«L'Italia deve esigere la consegna di queste persone, tanto più
se si trovano all'interno dell'Ue».
E l'uomo che le ha sparato, dov'è ora?
«Si chiama Francesco Lo Bianco e non so neanche se è in
prigione».
Se lo incontrasse, come crede che reagirebbe?
«Non violentemente, di sicuro. Gli chiederei solo perché. Perché
lo hai fatto? Quale fine hai raggiunto? Che cosa hai ottenuto?».