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Eventi e Rassegna stampa
CASO BATTISTI
- da La Repubblica del 31/12/2010
Figlio di immigrati, proletario, poliziotto
Andrea Campagna, l'ultima vittima di Battisti
Il giovane agente ebbe la sfortuna di apparire brevemente in
televisione mentre portava in questura alcuni dei sospettati per
l'omicidio Torregiani. Fu ucciso il 16 aprile 1979 dal terrorista dei
Proletari armati per il comunismo
di CONCETTO VECCHIO
Figlio di immigrati, proletario, poliziotto Andrea Campagna, l'ultima
vittima di Battisti Andrea Campagna
Andrea Campagna fu l'ultimo che i Pac ammazzarono in un tiepido
pomeriggio milanese, il 16 aprile 1979, perché "torturatore di
compagni", ma a Cesare Battisti, che lo attese rannicchiato dietro una
Cinquecento - in via Modica, un budello alla Barona - sarebbe bastato
vedere la casa dov'era cresciuto (un appartamento di 62 metri quadrati:
i genitori in una stanza, i quattro figli nell'altra), per capire che
stava uccidendo uno di quei ragazzi cari a Pasolini. Dopo avergli
sparato ebbe perfino il dubbio di aver sbagliato persona, e attese
trepidante con il suo giubbotto di renna e gli stivaletti appuntiti
Camperos la conferma dal telegiornale. Il giorno della retata per
l'assassinio del gioielliere Pier Luigi Torregiani, Andrea era apparso
brevemente in tv mentre accompagnava in questura alcuni dei sospettati:
fu la sua condanna a morte. Il video si trova su YouTube. Molti di quei
ragazzi li conosceva personalmente, erano cresciuti tra i palazzoni
avvolti nella nebbia e sulla camionetta avevano scherzato: loro
rivoluzionari, lui poliziotto. Qualcuno fu poi picchiato in
commissariato, e lo denunciò all'uscita. Battisti allora sostenne che
l'onta andava lavata con una pistolettata. Campagna non c'entrava nulla
(non svolgeva compiti d'indagine), ma scelsero lui; era solo un simbolo,
il bersaglio più facile.
Suo padre Giuseppe era giunto a Milano da Sant'Andrea Apostolo dello
Ionio, Catanzaro, nel 1954. La città era livida come in Rocco e i suoi
fratelli. Trovò un lavoro - come guardia giurata - ma non una casa. Solo
nel 1965 poté portare con sé la famiglia, la moglie Antonietta, i tre
figli, una quarta - Sabrina - sarebbe nata nel 1968. Sacrifici,
ristrettezze, la fatica di ogni giorno che vale un avvenire, mentre
fuori il mondo esplode. La Barona pulsava d'immigrati meridionali e
d'umori, tra case tirate su troppo in fretta. Andrea entra in polizia
dopo la leva, nel 1974: ha 20 anni. Agente semplice, autista di scorta
anche a Craxi. Con i primi guadagni compra un'Alfa Sud. Ha una
fidanzata, Cecilia, figlia di un calzolaio originario di Gallipoli; ha
terminato il linguistico ed è in attesa d'impiego, come si diceva
allora. C'è una foto del loro ultimo Natale, quello del 1978: Andrea
sorride allegro, una gran zazzera di capelli neri, i baffi operai,
intorno alla tavola imbandita, e lui abbraccia lei.
Dice Maurizio: "In tutti questi anni non ho mai detto di essere il
fratello di una vittima del terrorismo, ho sempre taciuto, per pudore, e
anche perché la nostra voce fino a tempo fa non contava: Battisti è
sempre stato più famoso di noi. Quando nel 2004 esplose il caso e io
finii a Porta a porta un mucchio di colleghi e amici, con i quali
intrattenevo relazioni da una vita, increduli mi chiesero conto del mio
silenzio. Mio padre se n'è andato nel 2005 con un gran dolore, mia madre
l'ha salvata la fede. Ha 85 anni e quando ha visto Lula in tv ha detto:
"Mio figlio però non l'ha protetto nessuno...".
"Il torturatore di compagni" Campagna va a pranzo dalla fidanzata, dopo
aver finito il turno alla Fiera Campionaria: un'abitudine che i sicari
conoscono bene. Poi esce con il suocero, Lorenzo Manfredi, per
accompagnarlo nel suo negozietto di calzolaio quando si trova di fronte
Battisti, uno della sua età che non ha mai visto prima. Un complice,
Giuseppe Memeo, fa da palo su una 127 rubata il giorno prima alle undici
della sera in via Palladio, minacciando l'automobilista con una pistola.
Battisti fa fuoco; poi rivolge la Phyton calibro 375 verso Manfredi,
l'arma si inceppa. Campagna morirà lungo il tragitto verso l'ospedale.
Maurizio conserva questo ricordo di quel momento: "Sono a casa, sto
guardando Jeeg Robot D'Acciaio su Tele Milano quando suona il
campanello...". I funerali si tengono a Sant'Ambrogio, furono replicati
a Sant'Andrea, e nella terra aspra di Calabria Andrea riposa. Al suo
paese gli hanno dedicato una via, a Vibo Valentia una scuola di polizia.
Quelli del Collettivo della Barona si divisero quando Battisti propose
l'uccisione. Lo conoscevano per la sua attività in parrocchia; era un
figlio del quartiere, un proletario come loro. Perché eliminarlo?
Battisti s'impose e anni dopo, di ritorno da una vacanza alle Eolie, se
ne vantò con Pierino Mutti, il primo pentito dei Pac. Memeo confermò la
versione ai giudici. Arrigo Cavallina, il padre dei Proletari armati per
il comunismo, oggi un uomo tutto speso a espiare la sua pena nel
volontariato a Verona, ricorda il suo incontro con Battisti nel carcere
speciale di Udine, nel 1977: uno screanzato che veniva dalle file della
delinquenza comune, confusamente affascinato dalla rivoluzione. Era di
una rabbia sorda Cesare Battisti, il killer che sceglieva le sue vittime
leggendo i giornali: il gioielliere e il macellaio che avevano usato le
armi a loro difesa, il maresciallo di un carcere un po' severo, il
giovane poliziotto di periferia capitato nel fotogramma sbagliato.
(31 dicembre 2010)
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