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Eventi e Rassegna stampa
Il ricordo di Maurizio Puddu scritto da Luciano
Borghesan sull'Associazione Stampa Subalpina
Se n’è andato il 21 maggio scorso, Maurizio Puddu. Aveva 75 anni.
Giornalista pubblicista, aveva ricoperto incarichi nell’Ordine
nazionale e nella Fnsi. Un uomo che la «verità» l’ha inseguita non
solo per mestiere.
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In una buia stanza di via Maria Vittoria c’è l’eredità lasciata da
Maurizio Puddu, per 22 anni presidente dell’Associazione Vittime del
Terrorismo. Un «tesoro» misterioso, coperto da segreti di stato, e
dunque da svelare. Su un foglio sgualcito spicca il titolo tutto in
maiuscolo: «IL TERRORISMO IN ITALIA. LE COMPLICITA’ POLITICHE E A
CHI E’ GIOVATO!». Il carico di documenti pesa a tal punto che anche
da quel buco di sede dovrà essere tolto: chi ha comprato lo stabile
dalla Provincia ha mandato la lettera di sfratto. «Sgombrare entro
l’anno».
Maurizio faceva i conti anche con questa inospitale realtà dopo il
25 luglio 1977. Le Br lo attesero sotto casa per vendicare la morte
del nappista Antonio Lo Muscio (Roma, 1 luglio 1977). Perchè lui?
«Da anni fa parte della cricca della Dc», recitava il comunicato dei
terroristi che Puddu teneva piegato nel portafogli. Vero, era Dc, e
ne era orgoglioso, dal ‘70 all’85 consigliere e pure assessore in
Provincia, ma che c’entrava con l’uccisione di Lo Muscio da parte di
un carabiniere? Maurizio cercò la verità, ma non trovò un solo pur
assurdo motivo. Così di quell’episodio preferiva ricordare
l’incontro in ospedale con un giovane cronista della Gazzetta del
Popolo che sarebbe divenuto famoso (Ezio Mauro) e soprattutto la
«svolta» che ebbe la sua passione per la politica.
Puddu fu colpito perchè era un bersaglio facile, come lo furono
altri, ma lui si rivelò «sbagliato». Sbagliato per loro: in quell’uomo
cortese come i torinesi e testardo come i sardi, i terroristi
trovarono uno dei più tenaci difensori dell’Italia insaguinata in
nome di sigle rosse e nere (431 ammazzati di cui 199 in stragi, 2000
feriti).
Divenne il rappresentante di orfani e vedove delle vittime del
terrorismo. Lui stesso vittima, con le gambe martoriate, ha dato
voce fino all’ultimo, fino a che la forza l’ha retto, alle richieste
di verità e di giustizia. Ha fatto credere ai reduci delle Bierre,
di Prima linea di essere un colosso, di avere al fianco mille
Giovanni Berardi (il figlio del maresciallo Rosario ucciso dalle Br,
segretario dell’Associazione). E intanto tramandava il testamento.
Giallo in volto, braccio al collo, Maurizio ha trasmesso le volontà
ai familiari delle vittime il 12 maggio in un seminario, alle
pendici della collina. Invitava a «non mollare» mentre ripeteva che
non avrebbe ceduto neppure al male che lo minava.
«Togliere il segreto di stato», ormai lo chiedeva a ogni incontro
con le istituzioni, nel 2005 all’allora presidente del Senato,
Marcello Pera, a maggio al presidente del Consiglio comunale, Beppe
Castronovo, che si impegnò a proporre un ordine del giorno in tal
senso. Il documento fu approvato: un segnale per il Paese dalla
città che elenca 21 morti per mano dei terroristi. Tra le sue
realizzazioni anche il sito e un libro «dalle parte delle vittime».
Al «Giorno della Memoria» alla Gran Madre, Puddu vide crescere le
presenze. Anno dopo anno alle «solite» ben volute autorità, si
aggiungeva un familiare, un cittadino. Una decina di giorni dopo,
per il suo commiato alla Madonna del Pilone la chiesa era troppo
piccola per raccogliere - accanto alla vedova Nives e ai figli
Andrea e Massimo - quanti cercheranno di proseguire il suo mandato.
sabato 29 settembre 2007
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