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Eventi e Rassegna stampa
Al direttore del Corriere della Sera
Esimio Direttore,
Il Corriere ha pubblicato un’astuta e lunga intervista dell’illustre
Bernard-Henri Lévy con il povero Cesare Battisti dal carcere brasiliano,
dove il noto terrorista è detenuto in attesa dell’estradizione.
Il celebrato quanto ricchissimo filosofo dovrebbe sapere quali sono Le
regole del gioco, vista la sua collaborazione col magazine omonimo. E
anche Lei, signor direttore, dovrebbe conoscerle.
Le regole dicono che quando un assassino – pluricondannato con sentenza
definitiva e su testimonianze inoppugnabili, uno che lasciato libero in
Francia ‘sulla parola’ si eclissò – viene preso deve espiare le sue
colpe. E che, quando si intervista (e si titola con quei toni così
partecipati) si dovrebbe dare contemporanea voce anche alle vittime.
Per Bernard-Henry lui, l’assassino, è “innanzitutto uno scrittore
imprigionato” e come tale deve averlo presentato al ministro della
giustizia brasiliano da cui si è recato a perorarne la causa: non manca
di savoir faire BHL nell’affermare che in “Brasile la giustizia è una
cosa seria”. In Italia,invece... Il filosofo scrive di considerare il
terrorismo “il male assoluto”, si intuisce che ha tanta comprensione per
le vittime e disprezza i terroristi.
E Lei, signor direttore, anche lei la pensa così?
Domani cade l’anniversario dell’assassinio del commissario Calabresi.
Vedremo come il Corriere tratterà la ricorrenza, se ci sarà per lui, per
tutti noi, un filosofo che sappia considerare anche i diritti delle
vittime, possibilmente senza riscrivere il passato ad uso dei
terroristi.
Con i più distinti saluti, ringraziandola per l’attenzione,
Gianni Berardi, segretario dell’associazione
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