|
|
Rassegna stampa
Da LA STAMPA del 23/5/2007
E’ morto
Maurizio Puddu
E’ morto
Maurizio Puddu, il presidente dell’Associazione Vittime del
terrorismo e lui stesso «gambizzato» nel 1977 dalle Brigate rosse. Aveva
74 anni, le ultime energie le ha dedicate ai familiari delle vittime del
terrorismo: «Non mollate, non ci hanno intimorito le Br, le offese, le
omissioni dello Stato. Vogliamo verità e giustizia. Senza odio e senza
spirito di vendetta». Giallo in volto, sembrava voler lasciare un
testamento ai figli di Guido Rossa, l’onorevole Sabina giunta da Genova,
dell’orefice Torregiani, Alberto (paralizzato in seguito alla
sparatoria), del maresciallo Berardi, Giovanni, l’amico-segretario con
cui Maurizio aveva organizzato l’Associazione, a quante altre vedove,
orfani e feriti avevano presenziato alla cerimonia del «Giorno della
memoria» alla Gran Madre e poi alla riunione dei familiari nel seminario
di via Lanfranchi. E proprio a Giovanni Puddu confidava: «Non mi arrendo
neanche al male». Quelle cellule maligne al fegato se lo sono portato
via in pochi mesi, ma i suoi moniti rimarranno nei cuori di chi avrebbe
voluto urlarli con lo stesso coraggio.
In quell’aula ai piedi del monte dei Cappuccini, sabato 12 maggio, era
palpabile il dolore di Sabrina, Alberto, Giovanni, dei parenti del
sorvegliante di Brandizzo, Carlo Ala, del vigile di Druento, Bartolomeo
Mana, del dirigente Lancia Piero Coggiola, dei tanti parenti di
«freddati a bruciapelo» da ragazzi che seminavano morte. Il presidente
Maurizio non smetteva più di parlare: «Noi siamo le vittime, i nostri
cari. Non siamo di nessun partito. Non lasciamoci mettere etichette.
Servitori dello Stato, e basta, anche se ci ha dimenticato. Anche se
ancor oggi agli ex terroristi danno i pulpiti più in vista. Loro... Io
sono in contatto: alcuni mi chiedono di incontrare le vittime, vogliono
chiedere perdono». Chi? «Non faccio nomi, ho giurato segretezza»,
rispose. Grintoso nei richiami, ma pronto a frenare gli sfoghi
dell’amico Giovanni, più ancora quelli dei fratelli Salvatore e Bruno,
da Bari e Roma.
Era consigliere provinciale Dc il 13 luglio ‘77 quando davanti a casa fu
avvicinato da due giovani con le pistole e fu colpito all’addome, a
entrambe le gambe. 14 colpi. Da allora camminò a stento. Ieri si è
osservato un minuto di silenzio in Consiglio comunale: «Di lui ricordo -
ha detto Castronovo - la profonda coscienza civica e l’impegno profuso
affinché non si dimentichi il sacrificio delle vittime». «Scompare la
figura di un uomo di alto senso civile», ha osservato il sindaco
Chiamparino. Sincero dolore per «l’uomo coraggioso che ha pagato
duramente la sua fede nella libertà e nella democrazia», da Piero
Fassino, segretario Ds, dal presidente del Consiglio regionale, Davide
Gariglio. Il presidente della Provincia, Antonio Saitta, rende onore a
«chi non si è arreso e ha proseguito l’impegno attraverso
un’Associazione che ha sede a Palazzo Cisterna». «Era un monito di
grande spessore morale affinché nessuno dimenticasse mai anche i più
piccoli segnali del riaffiorare della violenza», ricorda il procuratore
generale di Torino, Giancarlo Caselli. «Proprio oggi che si registrano
preoccupanti episodi di ripresa del terrorismo» aggiunge Giampiero Leo,
ex Dc. Dal presidente della Camera, Bertinotti, «grande rispetto e
riconoscenza per l’impegno intenso e appassionato per l’affermazione dei
valori della Costituzione repubblicana e delle istituzioni
democratiche». Maurizio Puddu lascia
la moglie e due figli. Oggi, ore 20,30, il rosario, domani alle 11 i
funerali nella chiesa Madonna del Pilone in corso Casale.
Luciano Borghesan
Copyright ©2007 La Stampa
|