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Rassegna Stampa
“Vittime del terrorismo. La legge è una beffa!"
di Chiara Buoncristiani
Nel passaggio in Senato la Finanziaria 2008 si è
appesantita di 2 miliardi di euro, regalie ed elargizioni a pioggia di
ogni tipo. Ma non c'è traccia dei fondi per rendere concrete le misure a
favore delle vittime del terrorismo. Servirebbero solo 15 milioni di
euro per il primo anno e 8 negli anni successivi, ma tutto quello che i
rappresentanti del popolo sono riusciti a produrre la scorsa settimana è
un minuzioso ordine del giorno. Insomma una promessa, quella che in
politica non si nega mai a nessuno.
Il governo ha tempo fino al 31 dicembre per mantenere l'impegno o
tradirlo. Per ora una sola certezza- la burocrazia statale sta ferendo
per la seconda volta i sopravvissuti e le famiglie dei morti. Sì, perché
vittime di gambizzazioni, feriti durante le stragi, ma anche vedove e
orfani, portano addosso, oltre che i postumi delle lesioni fisiche, un
peso che spesso diventa una malattia. Della mente e dei sentimenti: la
sindrome da stress post-traumatico che travolge, come racconta il libro
di Roberto Ardirti "Obiettivi quasi sbagliati", l'esistenza di chi ha
avuto a che fare con un attentato anche a decenni di distanza.
Il tutto nella difficoltà di arrivare a fine mese senza più il capo
famiglia - come nel caso della famiglia Cori (Sergio Cori dirigeva il
petrolchimico di Marghera) o della famiglia Marangoni (papa Luigi era
direttore sanitario del Policlinico di Milano), entrambi uccisi dalle Br
- o senza più la capacità di concentrarsi sul lavoro con serenità e
perfino di dormire, come nel caso di Roberto Prina (ferito a piazza
Fontana) e di Roberto Della Rocca (gambizzato a Genova dalle Br il 29
febbraio 1980).
TUTELATI IN TEORIA
Per chi continua a pagare sulla propria pelle lo Stato ha previsto,
negli anni, una serie di indennizzi, tutele sanitarie ed assistenziali.
«Prima si pensava a pagare solo il morto», spiega Roberto Della Rocca,
fra i più attivi dell'associazione vittime del terrorismo. «Poi sono
arrivati i punti di invalidità, le pensioni di reversibilità, gli sgravi
fiscali». Ma l'iter per il riconoscimento di questi diritti è spesso
complicato, i passaggi sono oscuri e poco pubblicizzati. Le domande
delle commissioni di valutazione spesso poste in modo inquisitorio.
«Alla fine uno rinuncia perché la sensazione è che la colpa sia di noi
vittime».
Il paradosso, ad esempio, è che dal 2004 esiste una legge (la numero
206) "di respiro europeo" che però non è mai stata applicata. Una norma
che, in teoria, pensa a borse di studio per i figli, ai patrocini legali
nei processi, agli sgravi fiscali sulle pensioni, e anche al
risarcimento dei danni morali.
TRE ANNI DI BLACK OUT
Tanto per dare l'idea, fino a venti giorni fa, quando sono finalmente
arrivate due circolari applicative, i funzionati dell'Inps e dell'Inpdai
hanno rimandato al mittente le richieste delle vittime. Talmente vaghi i
riferimenti a oscuri parametri sulle percentuali di invalidità che non
sapevano come comportarsi. Risultato: le vedove hanno continuato a
vivere con i seicento euro di pensione di reversibilità del marito
morto, i feriti hanno dovuto pagarsi psichiatri e medicinali. In tanti,
primo fra tutti il presidente dell'associazione nazionale vittime del
terrorismo Maurizio Puddu, che è scomparso l'estate scorsa, sono
invecchiati lottando per i loro diritti e sono morti senza vederseli
riconosciuti.
«Per tre anni c'è stato il black out totale», racconta ancora Della
Rocca. Poi il governo Prodi ha nominato un commissario straordinario,
«incaricato di risolvere le problematiche interpretative di quella
legge». Ottimo. Solo che la relazione del commissario è stata depositata
sul tavolo della Presidenza del Consiglio a giugno, ma è rimasta quasi
lettera morta. «A luglio sono stati recepiti soltanto alcuni punti, i
meno rilevanti. Il resto doveva passare con questa Finanziaria»,
chiarisce Della Rocca.
LE PROMESSE
Eppure il 4 agosto il premier Romano Prodi compare a Bologna durante la
manifestazione in memoria delle vittime della strage della stazione e
annuncia che «finalmente questo governo si è mosso in favore delle
vittime». Un impegno che è sembrato solenne e imprescindibile.
A ottobre la sorprese: nella Finanziaria2008 e nel decreto-legge a
questa collegato manca l'articolo sulle vittime del terrorismo. Poi, il
13 novembre, arriva quell'ordine del giorno, accolto in maniera
bipartisan, da tanti volenterosi senatori. Un'altra promessa.
Da qui al 31 dicembre manca solo un mese. Il commento delle associazioni
non ha bisogno di commenti: «Ci auguriamo che, non vi siano più ostacoli
e che gli impegni presi dal governo prima delle cerimonie in ricordo del
ventisettesimo anniversario della strage di Bologna vengano finalmente
rispettati».
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"Finalmente questo governo si è mosso in
favore delle vittime"
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ROMANO PRODI
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"Ci auguriamo che non vi siano più ostacoli e
che gli impegni presi dal governo prima delle cerimonie in
ricordo del ventisettesimo anniversario della strage di Bologna
vengano finalmente rispettati"
ASSOCIAZIONE DELLE VITTIME DEL TERRORISMO
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