L'associazione italiana Vittime
del Terrorismo ringrazia per i numerosi messaggi di solidarietà
pervenuti sul caso Petrella da parte di:
L' Association italienne Victimes du Terrorisme remercie pour les
nombreux messages de solidarité parvenus à propos du refus du Président
de la République française d'extrader Marina Petrella, de la part de:
COMUNICATO del 13 ottobre 2008
IL CASO PETRELLA. L'estradizione negata.
(version française)
MARINA PETRELLA. UN CASO
testo dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo sul caso
dell'ex brigatista scarcerata in Francia lo scorso agosto ->
leggi l'articolo su La stampa del
14/10/2008 "Com'è umano Sarkò con la ex Br" |
|
Iniziative attuali
Messaggio di solidarietà dalla fondatrice della
maggiore associazione francese di vittime del terrorismo, SOS Attentas
Parigi, 15 ottobre 2008
La ringrazio in anticipo di voler trasmettere a tutte le
famiglie italiane ed a tutti i feriti la mia testimonianza di
solidarietà dopo il rifiuto da parte del Presidente della Repubblica
francese di estradare Marina Petrella, condannata dai tribunali italiani
per aver commesso crimini di terrorismo.
Questo episodio fa seguito a numerose decisioni prese dal precedente
Presidente, François Mitterrand, che, ha accordato l’asilo politico ad
altri membri delle Brigate Rosse, permettendo loro di trovare rifugio in
Francia, al riparo da un’eventuale rischio di estradizione.
Da più di venti anni ho combattuto per la giustizia e la verità nel
campo del terrorismo. Ho denunziato l’assenza di sentenze, le amnistie,
le “grazie” presidenziali e le scarcerazioni concesse ai terroristi
prima del termine delle loro condanne. Tali criminali devono essere
giudicati nel paese nel quale hanno commesso i loro delitti, di fronte
alle loro vittime, nell’integrale rispetto delle nostre regole di
diritto e senza godere di alcuna impunità.
Si possono evocare numerosi esempi :
- Cesare Battisti, che era l’oggetto di una richiesta di estradizione
dalla parte dell’Italia, è stato rilasciato in libertà condizionale
sotto controllo giudiziario, con la possibilità di fuggire verso il
Brasile ;
- Christa Frohlich, cittadina tedesca, anch’essa rilasciata in libertà
condizionale sotto controllo giudiziario, è uscita dalla Francia benché
la Corte d’Appello di Parigi abbia confermato il 3 ottobre 2008 il suo
rinvio a giudizio, unitamente a quello di Ilich Ramirez Sanchez, alias
Carlos, alla Corte di Assisi, sospettati entrambi d’aver commesso
l’attentato di Via Marbeuf a Parigi il 22 aprile 1982;
- Jean-Marc Rouillan, membro di ‘Action directe’, parecchie volte
rilasciato, poi condannato per due assassini commessi nel 1985 e nel
1986, che gode di un regime di semi-libertà, non ha rispettato le
condizioni imposte dal tribunale, contro ogni rispetto della memoria
delle vittime ;
- Quattro cittadini libici condannati dalla Corte d’Assisi di Parigi nel
1999 per l’attentato contro il DC 10, che ha provocato la morte di 170
persone, appartenenti a17 nazionalità (tra i quali 9 Italiani), sotto
mandato d'arresto internazionale, finora non eseguito. La Libia, fino ad
oggi, rifiuta la loro estradizione. Il colonnello Gheddafi ha goduto, in
questo dossier, di una immunità dichiarata dalla Corte di Cassazione,
giurisdizione suprema in Francia ;
- La Gran-Bretagna ha aspettato 10 anni prima di estradare verso la
Francia Rachid Ramda, riconosciuto colpevole di aver partecipato agli
attentati del 1995 a Parigi.
Le frontiere non devono ormai più proteggere i terroristi. Al fine di
evitare ogni sorta di ricatto, l’Unione Europea, che è fatta di
democrazie rispettose dei diritti dell’uomo, deve urgentemente abolire
le frontiere giudiziarie come quelle economiche e della libera
circolazione delle persone. Tra questi diritti si pone come primo il
diritto alla vita.
Sul piano internazionale, bisogna sviluppare la cooperazione giudiziaria
tra i Stati al fine di combattere tutte le forme di terrorismo.
Come partecipante al primo symposium dedicato alle vittime del
terrorismo, organizzato dall’ONU dal 8 al 10 settembre 2008, ho
insistito sulla necessità di ottenere riparazione e giustizia, a nome di
tutte le vittime.
Françoise Rudetzki
Vittima di un’ attentato il 23 dicembre 1983, a Parigi, e fondatrice di
‘S.O.S. Attentats’ nel 1986.
(version française)
Je vous remercie de bien vouloir transmettre à toutes
les familles italiennes et aux blessés toute ma solidarité après le
refus, par le Président de la République française, d'extrader Marina
Pettrella condamnée par la justice italienne pour avoir commis des
crimes de terrorisme.
Cette affaire fait suite à de nombreuses décisions prises par un
précédent Président, M. François Mitterrand, accordant l'asile politique
à d'autres membres des Brigades Rouges qui ont trouvé refuge en France
et qui, eux non plus, n'ont pas été extradés.
Depuis plus de 20 ans je me suis battue pour la justice et la vérité
dans le domaine du terrorisme. J'ai dénoncé l'absence de jugements, les
amnisties, les grâces présidentielles et les remises en liberté
accordées aux terroristes avant la fin de l'exécution de leurs
condamnations. Ces criminels doivent être jugés dans le pays où ils ont
commis leurs crimes, face à leurs victimes, dans le plein respect de nos
règles de droit sans bénéficier d'aucune impunité.
De nombreux exemples peuvent être cités :
- Cesare Battisti qui faisait l'objet d'une demande d'extradition de la
part de l'Italie a été remis en liberté conditionnelle sous contrôle
judiciaire lui permettant ainsi de fuir au Brésil,
- Christa Frohlich, citoyenne allemande, a été également mise en liberté
conditionnelle sous contrôle judiciaire et a quitté la France alors que
la cour d'appel de Paris a confirmé, le 3 octobre 2008, son renvoi ainsi
que celui de Ilch Ramirez Sanchez, alias Carlos, en cour d'assises,
soupçonnés d'avoir commis l'attentat de la rue Marbeuf, le 22 avril
1982, à Paris,
- Jean-Marc Rouillan, membre d'Action directe, plusieurs fois libéré,
puis condamné pour deux meurtres commis en 1985 et 1986 et bénéficiant
d'un régime de semi-liberté n'a pas respecté les conditions imposées par
la justice, au mépris de la mémoire des victimes,
- Quatre citoyens libyens condamnés par la cour d'assises de Paris en
1999 dans le dossier de l'attentat du DC 10 qui a provoqué la mort de
170 personnes, de 17 nationalités (dont 9 italiens), sous mandats d'arrêts
internationaux, pas appliqués à ce jour. La Libye refuse toujours leur
extradition. Le colonel Kadhafi a bénéficié, dans ce dossier, d'une
immunité prononcée par la cour de cassation, juridiction suprême en
France,
- la Grande-Bretagne a attendu 10 ans pour extrader vers la France
Rachid Ramda, coupable d'avoir participé aux attentats de 1995 à Paris.
Les frontières doivent cesser de protéger les terroristes. Pour éviter
tout chantage, l'Union européenne, composée de démocraties respectueuses
des droits de l'homme doit, de façon urgente, abolir les frontières
judiciaires comme elle a aboli les frontières économiques et permis la
libre circulation des personnes. Le premier de ces droits étant celui à
la vie.
Au plan international, il est nécessaire de développer la coopération
judiciaire entre les Etats afin de lutter contre toutes les formes de
terrorisme.
Ayant participé au premier symposium consacré aux victimes du terrorisme,
organisé par l'ONU du 8 au 10 septembre 2008, j'ai insisté sur le besoin
d'obtenir réparation et justice, au nom de toutes les victimes.
Françoise Rudetzki
Victime d'un attentat le 23 décembre 1983, à Paris et fondatrice de
S.O.S. Attentats en 1986.
Si ringrazia l'équipe di
Koinetwork geie
per la traduzione in italiano
|