Il caso Sandalo: la carriera politica, lavorativa, educativa,
missionaria e santificante degli ex terroristi
Mentre i familiari delle vittime del
terrorismo e i feriti superstiti vivono dimenticati e abbandonati
dalle istituzioni, molti ex terroristi
e fiancheggiatori hanno fatto carriera politica e lavorativa,
siedono negli staff più prestigiosi, sono collaboratori
istituzionali persino nei Ministeri, godono di stipendi d’oro pagati
dalla comunità, sono diventati scrittori e giornalisti, anzi alcuni
di loro proclamano la loro santità, predicando nelle chiese o
educando i giovani degli oratori parrocchiali.
Non parlo della benemerita gara di
solidarietà fatta dal mondo cattolico e da quello di sinistra per il
recupero e l’inserimento sociale dei terroristi carcerati, avviati a
normale attività di lavoro perché rimessi in libertà o perché in
regime di semi-libertà per motivazioni varie.
A parte il
controverso caso “Sofri”,
si ricordano continui casi emblematici e discutibili, di
riciclare e privilegiare i terroristi, considerati
“moralmente ottime persone”, da inserire nelle
istituzioni e nei settori più diversi della cultura e del
volontariato.
Ecco un breve elenco di alcuni
personaggi, fra i più noti, che hanno fatto carriera e hanno
meritato anche l’attenzione dei mass media:
televisioni, radio e organi d’informazione, che spesso inneggiano a
questi “eroi della storia e li
sanficiano”.
-
Sergio d’Elia, ex terrorista militarista di Prima Linea e
fondatore dell’Associazione
“Nessuno tocchi Caino” contro la pena di morte, dopo
dodici anni di carcere, è approdato nei Radicali ed è stato eletto
deputato nella Rosa nel Pugno ed ha ricoperto la carica di
segretario alla Presidenza della Camera dei Deputati.
-
Giovanni Senzani, il criminologo ex brigatista, lavora al
Centro documentazione di un’associazione convenzionata con la
Regione Toscana.
-
Franco Piperno, ex di Potere operaio,
ha trascorso molti anni in esilio in Francia e in Canada. A cavallo
del nuovo millennio, è stato Assessore nel Comune di Cosenza, ora
insegna Astronomia visiva all’Università di Calabria e pontifica
durante le trasmissioni televisive definendo i brigatisti eroi
“moralmente ottime persone”,
considerate dei criminali soltanto perché sconfitte.
-
Susanna Ronconi, assassina delle Brigate rosse e di Prima
Linea, attiva nel “Gruppo Abele”
di Torino,
in qualità di
responsabile dell’associazione
“Forum Droga”, è stata
nominata tra i 70 esperti della Consulta sulle tossicodipendenze dal
Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferreri.
Solo a seguito dell’intervento della
Magistratura, il ministro, finito sotto inchiesta per abuso
d’ufficio, è stato costretto ad annullare tale nomina, in quanto la
Ronconi aveva ricevuto l’interdizione dai pubblici uffici e la
designazione era, comunque, illegittima. L’ex terrorista ha
protestato e contestato l’interpretazione della legge. Il 1° marzo
2007 si è dimessa, dichiarandosi vittima di un barbaro linciaggio
mediatico. Che assurdità: un’assassina che si considera vittima!
- Germano Maccari,
uno degli assassini di Aldo Moro, dall’esilio dorato della Svizzera
si è riciclato in Italia in lavori socialmente utili.
- Mario Moretti,
condannato a sei ergastoli, è uno degli uccisori dell’on. Moro ed è
anche depositario omertoso della verità sulla strage di via Fani e
sul sequestro, la prigionia, l’interrogatorio e l’uccisione di Aldo
Moro. Ebbene l’ing. Borghi (alias Mario Moretti) dirige da anni il
sistema d’informatizzazione delle Carceri di San Vittore in Milano,
lavorando come tecnico informatico per conto della cooperativa
“il giorno dopo”
d’ispirazione ciellina, finanziata dalla Regione Lombardia. Nel
2004, Moretti ha parlato in pubblico (immaginate che stupenda
lezione civica!), incontrando gli studenti della Scuola di
Giornalismo della Provincia di Milano.
-
Renato Curcio fondatore delle b.r., dopo avere fatto
diciotto anni di carcere, cinque di semilibertà e altrettanti con la
condizionale per non essersi macchiato di reati di sangue, è in
libertà dal 1993 e dirige una cooperativa editrice, denominata
“Sensibile alle foglie”.
Con la scusa di presentare i suoi
libri, gira l’Italia in modo inopportuno e fuori luogo; pontifica
dalle cattedre universitarie e dai palcoscenici teatrali;
impartisce lezioni ai giovani antagonisti e disobbedienti su lavoro
e precariato; s’identifica in un’azione missionaria di
testimonianza e di benemerenza sociale. Curcio è oggi considerato,
dai nuovi protagonisti della violenza e dello scontro politico, un
pezzo di storia italiana da idolatrare e imitare. Non risulta,
purtroppo, che il personaggio abbia fatto uno straccio di analisi
politica sulla lotta armata e tanto meno abbia compiuto un percorso
di conversione interiore per ripudiare la sua esperienza passata di
terrorista.
Egli, infatti, non ha mai espresso un
giudizio negativo o una condanna sull’evolversi di sigle e di
protagonisti della violenza sia del vecchio, che del nuovo
terrorismo ed ha la faccia tosta di dichiararsi
“vittima del terrorismo di Stato”
per l’uccisione della sua ex compagna Mara Cagol.
-
Maurizio Bignami è responsabile delle Case famiglia per
la Caritas romana.
- Anna Laura
Braghetti,
nata a Roma il 3 agosto 1953, fu una dei carcerieri del leader dc
Aldo Moro e uccise l’allora presidente del Csm, l’inerme e facile
bersaglio, Vittorio Bachelet.
Dal suo libro “Il
Prigioniero” è stato
tratto il film
“Buongiorno,notte”.
Dal 1994 la Braghetti è impegnata in
cooperative nei settori immigrazione e reimpiego di lavoratori
svantaggiati. E’, infatti, collaboratrice dell’associazione
“Ora d’Aria” dell’Arci.
La ex terrorista ha coordinato anche
l’attività di informazione per
“Circuml@vorando”, un progetto avviato dal Ministro del
Lavoro ai tempi del leghista Roberto Maroni. Dal luglio 2006 la
Braghetti ha ottenuto un contratto, scaduto il 31 dicembre 2007,
dall’agenzia del Ministero del Lavoro, denominata
“Italia Lavoro”, per un
progetto che si chiama “Pari”
e che prevede la ricollocazione di ex-detenuti.
Tale incarico è stato affidato perché
la Braghetti, si sostiene, ha saldato il suo conto con la giustizia
e ha i titoli e i requisiti per fare questo lavoro, che ha portato
buoni risultati. Non sono mancate, a livello parlamentare, proteste
e interrogazioni per chi, macchiatosi di reati di terrorismo, ha
ucciso esponenti delle istituzioni. E, quindi, gli ex terroristi non
dovrebbero avere alcun titolo per lavorare per quello Stato che
hanno tentato di abbattere e che oggi consente loro di uscire dal
carcere. Non è forse meglio che i terroristi assassini restino in
cella per garantire la certezza della pena, senza sconti?
-
Alessandra De Luca, brigatista del processo Moro,
candidata con Rifondazione comunista alle regionali del Lazio,
svolge oggi un’attività come collaboratrice per l’assessorato alle
politiche sociali della Provincia di Roma.
-
Roberto Adamoli, l’irriducibile terrorista della colonna
Walter Alasia, lavora al Parco Lambro di Milano nel gruppo Exodus,
che assiste i tossicodipendenti di Don Antonio Mazzi .
- Lauro Azzolini,
al contrario, è occupato in un gruppo per disabili della “Compagnia
delle Opere”.
- Vittorio
Alfieri, leader della colonna brigatista
“Alasia”, è impegnato alla Caritas di Milano.
-
Sergio Segio, assassino di Emilio Alessandrini, è
diventato osannato scrittore ed è impegnato in una cooperativa
contro la droga e occupa i primi piani sugli organi di stampa e
dell’informazione televisiva.
-
Roberto Del Bello, ex brigatista della colonna veneta,
è un collaboratore del Sottosegretario all’Interno,
Francesco Bonato di Rifondazione comunista.
-
Lanfranco Pace, sessantenne e leader storico di Autonomia
operaia, è il rivoluzionario che voleva abbattere lo Stato e, per
questo, fuggì in Francia. Dopo una condanna definitiva a 4 anni per
“associazione sovversiva”,
Pace, ora, fa il giornalista, con Giuliano Ferrara, al
“Foglio e Otto e Mezzo”.
L’ex terrorista ha imparato bene tale mestiere al giornale
“Liberation” a Parigi, dove, come gli altri italiani
latitanti, poteva avere una scrivania, che fungeva da
“nobile pensatoio”.
-
Prospero Gallinari perenne moribondo, dopo essere stato
visitato quand’era in carcere e beatificato dal sen. Francesco
Cossiga e dopo la mobilitazione di trecento parlamentari fra
senatori e deputati per la sua liberazione per motivi di salute
(essendo portatore di bypass coronarici), dal novembre del 1993 si
compiace di dirigere una piccola casa editrice e di girovagare per
l’Italia. Svolge la nobile missione di predicatore, di missionario e
di letterato. Scrive libri, non ha mai rinnegato la lotta armata ed
è protagonista come “testa
pensante ed educatore” in molti dibattiti televisivi ed
incontri con studenti e lavoratori.
-
Oreste Scalzone, l’ineffabile ex leader di Potere
Operaio, dopo 25 anni di esilio dorato in Francia è ritornato in
Italia e ha annunciato che il suo nuovo mestiere è quello di fare
“l’agitatore itinerante” per riportare la protesta nelle
piazze. E così, questo
“menestrello girovago”, fuori dal mondo e di testa,
intona serenate ai terroristi in carcere, s’intrufola nei cortei, si
definisce “uomo qualunque”
e parla come se fossimo ancora negli anni ’70.
-
Enrico Fenzi, docente universitario, è stato
continuamente intervistato in molti programmi televisivi, a
cominciare dalla famosa inchiesta di Sergio Zavoli
“La notte della Repubblica”
(che costituisce il primo ampio e completo resoconto storico del
terrorismo in Italia), per ricostruire la storia degli anni di
piombo, rivisitati dall’ottica di un ex terrorista capace di analisi
critica.
-
Valerio Morucci e Adriana
Faranda sono liberi in
base alla legge sui dissociati e alla riduzione della pena. La
Faranda fa la fotografa e nel 1994 ha venduto un appartamento e ne
ha offerto il ricavato ai parenti degli agenti di scorta di Moro,
che hanno rifiutato.
- Gerardina
Colotti e Francesco Piccioni fanno i giornalisti
al quotidiano “Il Manifesto”.
-
Nadia Mantovani ha fondato l’associazione per il
reinserimento dei detenuti
“Verso casa”.
- Paola Besuschio,
una delle fondatrici delle br., ha lavorato in una cooperativa che
si dedica a ricerche sociologiche e statistiche.
-
Vincenzo Guagliardo, uno degli uccisori del sindacalista
Guido Rossa e la moglie, ex brigatista,
Nadia Ponti, lavorano in
una cooperativa di libri per non vedenti a Melegnano.
-
Franco Bonisoli, ex terrorista della colonna W.Alasia,
che fra l’altro partecipò al sequestro e all’uccisione dei 5 agenti
di scorta dell’on. Moro in via Fani, svolge la sua missione di
operatore sociale in una cooperativa della Caritas della Diocesi di
Milano a Sesto San Giovanni, tanto da meritare di parlare, come
educatore, ai giovani dell’oratorio parrocchiale, quale esempio e
modello di brigatista redento, proprio il 16 marzo 2008, giorno del
30° anniversario del sequestro Moro.
-
Fulvia Miglietta, l’ex terrorista compagna del
capo-colonna brigatista Riccardo Dura, che uccise a Genova il
sindacalista Guido Rossa, ha avuto il privilegio di parlare nel
Duomo di Cremona ai fedeli della Diocesi, quale esempio di
terrorista convertita e diventata modello di santità e missionaria
per le sue opere di bene a favore di categorie sociali disagiate.
-
Vittorio Antonini, sequestratore del generale Dozier, è
stato invitato da Erri De Luca alla conferenza stampa, dal titolo
“Gli invincibili”, in un
Teatro di Bologna.
- Veronica
Salvarani, è un’altra ex brigatista che lavora
oggi in una discoteca.
- Perluigi
Concutelli,,
assassino del giudice Vittorio
Occorsio, va discettando sul suo
“Libro nero”.
- Barbara
Balzerani,, Giorgio Semeria, Mario Ferrandi, Roberto Ognibene,
Marco Barbone, Paolo Morandini, Emilia Libera, Silveria Russo, Bruno
Seghetti, Natalia Ligas, Pasqua Aurora Betti, Corrado Alunni, Bruno
Laronga, Antonio Savasta e numerosi altri
ex-terroristi pentiti o dissociati, irriducibili o latitanti
rientrati in Italia, sono impegnati in attività lavorative di
anonime aziende, o in enti vari, o nelle varie comunità di
volontariato costituiti da: istituti di ricerca, biblioteche
pubbliche, cooperative librarie, associazioni con finalità sociali
ed assistenziali varie.
Alcuni terroristi, inoltre, hanno
pensato bene di riciclarsi nella società d’accoglienza, riprendendo
a sparare nelle bande malavitose o inserendosi nei gruppi delle neo
brigate rosse.
E sono balzati agli onori della
cronaca nera o di quella politica.Oggi i pochi brigatisti rossi,
ergastolani irriducibili e nostalgici della lotta armata, sono tutti
liberi. Non esiste, praticamente, in Italia la pena dell’ergastolo
ed è ridicolo proporne l’abolizione con la revisione del codice di
penale. Non fa, dunque, meraviglia se:
-
Marcello Ghiringhelli, brigatista storico condannato
all’ergastolo e che godeva dei privilegi concessi dalla legge
Gozzini lavorando fuori dal carcere, s’incontrava con
Bruno Ghirardi, già condannato a 22 anni come terrorista
del “Colp”,
scarcerato nel 2001 e riscoperto, nel 2006, a parlare di rapine,
ferimenti e autobombe con neo brigatisti.
- Cristoforo
Piancone, l’ex brigatista diventato bidello a
Moncalieri nonostante la condanna a tre ergastoli, il 1° ottobre
2007 viene catturato a Siena dopo avere effettuato una rapina alla
banca del Monte dei Paschi, armato di quattro pistole e dopo avere
cercato di ammazzare un poliziotto.
Piancone ha ingrossato la pattuglia
dei criminali terroristi che organizzano rapine. L’opinione pubblica
si domanda è un fantasma isolato o un killer irriducibile pronto a
nuovi crimini?
- Roberto Sandalo,
il primo terrorista pentito di Prima Linea ed ex camicia verde
leghista, è stato autore di 110 reati tra i quali tre omicidi:
quello del vigile Bartolomeo Mana, del barista Carmine Civitate e
del dirigente Fiat Carmine Ghiglieno commessi a Torino tra il giugno
e settembre del 1979. Sandalo, dopo i delitti e il pentimento,
godette presto dei benefici previsti dalla legge sul pentitismo e
già nel 1982, a due anni e sei mesi dall’arresto, diventa uomo
libero.
Sotto una nuova identità, col nome di
Roberto Severini, aderisce al partito del Carroccio e diventa uno
dei responsabili delle Camicie Verdi della Lega.
Nel 1999, il senatore Borghezio scopre
l’identità dietro a quel nome e lo espelle dalla Lega.
Nel 2002, solo e abbandonato, viene
arrestato per alcune rapine compiute nell’Astigiano.
Da allora Sandalo, noto come
“Robi il pazzo” viene
folgorato da una nuova conversione
che lo porta ad iscriversi nella
“Causa di beatificazione dei
Santi”. L’ex terrorista infatti si iscrive alla
“lega antislamica e al fronte
cristiano combattente”, e viene annoverato non solo tra
gli eroi, ma anche tra i santi da imitare per le sue virtù e gesta
eroiche nella “Crociata
cristiana di cattolico integralista” e per il suo odio
razziale e religioso. I suoi attentati incendiari alle
moschee della comunità islamica di Milano sono considerati
benemeriti e degni degli onori degli altari.
L’ex terrorista farà certamente tesoro
del provvido consiglio del suo intraprendente difensore,
esternatore, piduista , gladiatore e cattolico senatore Francesco
Cossiga, che commenta l’arresto con la frase provocatoria:
“Fossi legale ricuserei i giudici:
non sono indipendenti… in ogni caso quello che gli viene contestato
non mi sembra una cosa grave”!
***
Per curiosità si ricordano due noti
esponenti del “Movimento 77:
Franco Berardi
il Bifo di Radio Alice,
oggi insegnante e saggista;
Vincenzo Sparagna, che ha dato vita alla
“Repubblica di Frigolandia”
a Giano in Umbria.
Si omette il lungo e triste elenco di
quei politici ed intellettuali che gridavano:
“né con lo Stato, né con le br.”
Si tratta di quell’ala
fiancheggiatrice del terrorismo, tuttora esistente in
Italia, che si è bene inserita nelle istituzioni e nel mondo della
cultura. Sono i predicatori della pacificazione nazionale e della
chiusura degli anni di piombo. Sono i sostenitori convinti che,
avendo i terroristi estinta la pena e saldato i conti con lo Stato,
meritano di essere protetti e di essere considerati attori
protagonisti ed eroi della storia del nostro Paese. Sono gli
intellettuali e gli organi d’informazione indulgenti che non
lesinano interviste, come se i terroristi fossero
“maestri di vita per educare le
nuove generazioni” per osannarne le gesta di ieri e i
comportamenti di oggi.
Si segnalano le più indecenti
interviste effettuate in dibattiti televisivi in questi ultimi mesi:
- quella fra il
picconatore ed esternatore sen. “Francesco Kossiga” e l’agnellino,
anima candida, eternamente moribondo, “Prospero Gallinari;
- quella dell’ex
terrorista Sergio Segio che si è cimentato nella trasmissione di
Lucia Annunziata “In mezz’ora” per rivendicare le nobili motivazioni
del suo passato di ex terrorista;
- quella dell’ex
terrorista Alberto Franceschini, fondatore delle br, che si è
esibito nel berlusconiano “Studio Aperto”, diretto da Mario
Giordano, girando la scena con il conduttore del programma Claudio
Martelli sui luoghi della memoria del massacro, accanto ad una
lapide che ricorda l’eccidio di via Fani, ove furono trucidati
cinque poliziotti della scorta dello statista on. Moro, che qui fu
rapito ed altre recenti vergognose interviste a squallidi assassini
che pontificano.
Doverosa e dolente
è stata la lettera di protesa delle vedove dei 5 carabinieri e
poliziotti caduti in via Fani e pubblicata sul giornale “La
Repubblica” del 9 marzo 2007, tanto da meritare una risposta di
solidarietà da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, che ha chiesto rispetto per le vittime del terrorismo
sul piano dell’informazione e della comunicazione televisiva.
- Ancora più
vergognosa la partecipazione di Franco Piperno alle trasmissioni
televisive di “Porta Porta” e de “La 7”, in occasione del 30°
anniversario del sequestro dell’on. Aldo Moro e dell’uccisione della
sua scorta in via Fani. Nella trasmissione del “La 7” Piperno ha
avuto la sfrontatezza di definire i terroristi assassini “persone
moralmente ottime”.
Con simili
personaggi come è possibile invocare la pacificazione nazionale e la
chiusura degli anni di piombo?
Il responsabile lombardo dell’Associazione Italiana Vittime del
Terrorismo e dell’Eversione
Antonio Iosa