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“NON SONO SAMURAI INVINCIBILI” di
Walter Tobagi, dal Corriere della Sera, 20 aprile 1980

Scheda di Walter Tobagi |
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Rassegna stampa
Dal Sole24Ore del 15/02/2008
di Benedetta Tobagi
LA RIBALTA DEGLI EX TERRORISTI, IRRIDUCIBILI MA NON INVINCIBILI
Apprendo dal (bellissimo) articolo di Miriam Mafai (“Repubblica”, 13
febbraio 2008) di due iniziative discutibili che hanno per protagonisti
ex terroristi. Mi sciocca in particolare la prima: l’ex BR Antonini sarà
ospite di Erri De Luca (scrittore, ex membro del servizio d’ordine di
Lotta Continua) a una conferenza dal titolo “Gli invincibili”. Di primo
acchito sono presa da un rigurgito di rabbia e amarezza. Poi rifletto e
mi calmo.
Informarsi, capire, analizzare. Telefono al Teatro Ridotto di Bologna
per avere conferma dell’iniziativa. Un signore anziano mi comunica data
e ora, la conferenza avrà luogo prima dello spettacolo “Chisciotte e gli
invincibili” di Erri De Luca. Chiedo se può confermare che interverrà
l’ex brigatista Antonini. “Ce lo auguriamo!” risponde l’anziano signore.
Mi si gela il sangue. Freddamente, mi dichiaro stupita e pienamente
concorde con quanto scrive la Mafai. Il mio interlocutore non capisce di
cosa parlo, non ha visto i giornali. Un comunicato stampa sullo
spettacolo “Chisciotte e gli invincibili” mi chiarisce cosa intenda De
Luca con la parola “invincibili”, ossia: “tutti coloro che non si
arrendono e che non smettono mai di combattere […] Questo Chisciotte è
un omaggio ai sognatori che non si arrendono, a coloro che non si
sottraggono al coinvolgimento, che non sono mai spettatori passivi di
quanto accade. A quei seguaci delle cause perse che proprio in quanto
tali sono in fin dei conti invincibili […] che non si fanno fermare da
nessun campo di prigionia, da nessuna espulsione perché chi va a piedi
non può essere fermato”. Invincibili sono gli innamorati, invincibile
-dice De Luca- “non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare
dalle sconfitte, chi mai rinuncia a battersi di nuovo”. Invitato a
parlare di questo spettacolo, dunque, un ex BR irriducibile, nella città
dove il 19 marzo 2002 Marco Biagi è morto assassinato dal piombo
brigatista. Scandaloso e inquietante. Nel nostro paese “generoso e dalla
memoria corta” si sa che le parole vengono usate e reinterpretate con
una certa libertà, ma a questo punto sono decisamente sconcertata e mi
interrogo sulle scelte linguistiche e le conoscenze storiche dei fautori
dell’iniziativa. Il dizionario Devoto-Oli definisce invincibile chi è
“dotato di tali capacità d’attacco e di difesa da rendere impensabile
una sconfitta, perennemente vittorioso” oppure “insuperabile,
irreprimibile, incoercibile”. In che senso i brigatisti, o più in
generale i terroristi, possono esser definiti invincibili? Non hanno
prevalso sul loro nemico dichiarato, lo Stato: tutt’altro. Antonini e
Concutelli (il pluriomicida terrorista nero “comandante militare” di
Ordine Nuovo che, racconta Mafai, sta per presentare la propria
autobiografia), entrambi condannati e detenuti in passato, sono oggi
liberi di muoversi, scrivere e parlare pubblicamente proprio in virtù
della volontà di riconciliazione (alcuni direbbero l’indulgenza, o il
lassismo) di quello Stato “nemico” che li ha sconfitti, arrestati,
condannati. Hanno forse raggiunto i loro obiettivi? No – perlomeno
stando agli obiettivi dichiarati. Sconfitti e perdenti, dunque.
“Invincibili” come donchisciotteschi “sognatori che non si arrendono”?
Misuriamo le parole.
Stiamo parlando di persone che hanno scelto la violenza e l’omicidio
come strumento di lotta politica, riducendo gli esseri umani a simboli
da abbattere, scegliendo di preferenza tra chi era impegnato a difesa
dello Stato e della società civile e tra i riformisti che operavano
concretamente, con costanza e intelligenza, per un miglioramento della
società dall’interno – persone “colpevoli”, dunque, di allontanare una
(del tutto irrealistica) prospettiva rivoluzionaria, una distruzione
dell’esistente priva di qualsiasi progettualità per il futuro. A questo
punto è d’obbligo domandarsi se una qualche “invincibilità” dei
terroristi non sia da cercare proprio nella terribile persistenza di
questi relitti culturali, di una rete di ambiguità, simpatie,
idealizzazioni romantiche basate sull’ignoranza e - più spesso - sulla
cattiva coscienza di alcuni… Ma
nemmeno in questo senso, credo, sono invincibili. O almeno, non ancora.
Questa è una battaglia pacifica che è ancora in corso e coinvolge tutta
la società civile (non solo chi è stato personalmente toccato dalla
violenza terroristica), che può manifestare il proprio dissenso o lo
sdegno di fronte di un certo tipo di messaggi e iniziative, decretandone
l’insuccesso, può liberamente allontanarsi da “un’illusione che
corrisponde alla fantasia dei terroristi” ed elaborare finalmente un
pensiero sul terrorismo, i cui “effetti negativi continuano nella nostra
vita di tutti i giorni”, come dice Carol Tarantelli nel bel libro di
Mario Calabresi.
Lunedì 11 febbraio alla Fondazione Biagi si è tenuto un seminario: “Il
significato di essere riformisti da Walter Tobagi a Marco Biagi”. Forse
il più noto e il più citato tra gli articoli sul terrorismo di sinistra
di mio padre, Walter Tobagi, inviato speciale del Corriere della Sera
assassinato dalla brigata “28 Marzo” il 28 maggio 1980, è quello
pubblicato in prima pagina il 20 aprile 1980, che titolava (riferendosi
proprio ai brigatisti): “NON SONO SAMURAI INVINCIBILI”. Invito tutti a
rileggerlo.
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