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Iniziative dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, eventi e rassegna stampa/ Events and press


 

 

  • Sito web dell'
    High-Level Meeting on Victims of Terrorism, organizzato da l'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa)
    a Vienna, il 13-14 settembre 2007

 


Rappresentanti di ONG italiane, francesi e spagnole

 

Iniziative attuali

Relazione sul meeting OSCE di Vienna


La riunione di alto livello internazionale che si é tenuta presso la sede OSCE a Vienna ha avuto come intento principale quello di affrontare, pur con consapevole ritardo, il tema delle vittime del terrorismo nei suoi vari aspetti. Infatti l’OSCE solo nel 2004 ha menzionato per la prima volta le vittime del terrorismo nei documenti ufficiali, nella generale carenza di considerazione delle vittime del terrorismo. Anche la Comunità Europea ha cercato di colmare questo vuoto con la Convezione Europea sul terrorismo che introduce delle norme nei confronti delle vittime, ma al momento si tratta di indirizzi generali, senza obbligo di applicazione nei paesi aderenti.
L’ONU solo nel 2006, nella strategia adottata contro il terrorismo, ha incluso il tema della “disumanizzazione delle vittime del terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni”.
L’OSCE, inoltre, ha inviato ai 56 Stati aderenti dei questionari sugli aiuti e sulle legislazioni applicate in aiuto alle vittime del terrorismo e, a tutt’oggi, solo 24 hanno risposto.
Al fine di procedere nel rispetto di tutte le istanze, l’OSCE ha ritenuto condizione necessaria allo svolgimento della riunione ad alto livello, oltre alla presenza dei rappresentanti dei 56 Stati aderenti, anche quella delle ONG, o Associazioni delle Vittime.
Le Associazioni presenti nella società civile ed operanti da anni sono state ritenute fonte ineludibile di esperienze ed apportatrici di istanze per il cammino di elaborazione riflessiva dell’OSCE e dei suoi paesi membri. L’intento del meeting si è focalizzato nel mettere in operatività alcune cooperazioni e nel condividere informazioni: dal chiarire che cosa significa solidarietà con le vittime del terrorismo, all’esplorazione di idee pratiche per dimostrare tale solidarietà e ad identificare raccomandazioni concrete nel sostegno alle vittime del terrorismo.


La prima sessione ha riguardato la definizione di vittima del terrorismo.
Argomento complesso affrontato anche con approcci diversi: definire la vittima come diretta o indiretta sull’esempio inglese in cui le vittime sono i deceduti e gli altri hanno la definizione di sopravvissuti per individuare una prospettiva di positività (forse anche in Italia si può far qualcosa sulla semantica), ma certo resta affrontato in maniera diversa dai vari stati la questione del rapporto tra vittima del terrorismo e vittima di crimini violenti che dà origine alla domanda se é importante differenziare tra le due categorie e se non c’è il rischio di creare una gerarchia per ordine di importanza tra i due tipi di vittime.
Una risposta parrebbe azzardabile sul tema della solidarietà da esprimere nei confronti delle vittime: una rete di risposte varie, efficaci e “solidali” potrebbe fungere da fattore deterrente per il terrorismo poiché la vittima non sarebbe più - o lo sarebbe assai meno – sottoposta alla “disumanizzazione” a cui la sottopone l’atto terroristico.

La seconda sessione ha riguardato il tema dei programmi di assistenza alle vittime.
Anche in questo caso risposte assai diverse sono state date dai vari paesi con punte di efficienza di risposta date da paesi come l’Inghilterra e la Francia. Risposte offerte su temi quali l’assistenza di emergenza, l’assistenza in generale ed il sostegno declinato nelle varie forme (dalla possibilità data ai parenti nel raggiungere la vittima, essere presenti nella prima assistenza e in quella successiva, le tutele legali, il lavoro, la previdenza, le assicurazioni, la riabilitazione…). Le risposte a tutte quelle necessità materiali, e non, di cui le vittime necessitano e richiedono per non essere sottoposte alla sofferenza della solitudine e dell’ isolamento che a tutt’oggi patiscono, ad esempio, in Italia. La rappresentanza della Farnesina all’OSCE ha presentato brevemente le ultime due leggi italiane in materia: la 206 del 2004 e quella che istituisce il Giorno della Memoria il 9 maggio. La nostra Associazione ha riconosciuto il lavoro meritorio sul piano compensativo che, seppur con grave ritardo, è stato svolto dalla legislazione italiana, ma solo su quello e a fronte di iter burocratici lunghi e faticosi ed in assenza di qualunque programma di sostegno psicologico. La Spagna, ad esempio, ha attivato uno « Sportello Unico » di assistenza come soggetto deputato alla gestione di tutte le assistenze e misure compensative da mettere in atto.
La riunione si é inoltre posta la domanda se convenire su standards minimi, comuni nei programma di assistenza, tra i paesi partecipanti, anche per risolvere il problema di possibili sperequazioni nel caso di cittadini stranieri vittime sul proprio territorio.

La terza sessione ha analizzato il ruolo della vittima all’interno del procedimento legale.
E’ stato sottolineato il dovere dello Stato di portare in giudizio i terroristi in un ragionevole lasso di tempo ed alle vittime di garantire informazioni riguardo ai progressi in ogni grado e Corte di giudizio sul processo, dare accesso all’assistenza legale e considerare la dignità, la sicurezza e la riservatezza necessari per evitare altre forme di vittimizzazione in questa fase. Risposta importante a questo passaggio è stata data con la possibilità in alcuni stati di potersi costituire parte civile da parte delle associazioni delle vittime. Nel suo intervento, il Sostituto Procurato Dambruoso si è impegnato perché in tempi rapidi anche in Italia questo sia possibile ed ha, poi, sottolineato l’importanza dei programmi di protezione dei testimoni, insieme al rispetto dei diritti umani, nella fase di indagine e nel procedimento giudiziario.

La quarta sessione é stata dedicata all’analisi del ruolo della società civile.
Le associazioni delle vittime del terrorismo possono svolgere importanti funzioni di ampliamento dei programmi governativi di sostegno e di aiuto compensativo, psicologico e nella estensione delle terapie necessarie. Di particolare interesse la presentazione del lavoro di aiuto psicologico del professor Gersons dell’Università di Amsterdam sulle vittime da stress traumatico.
Tanto possono fare le associazioni: dalla costituzione a parte civile nei processi, al sostegno psico-terapeutico, alla lotta all’oblio. Un caso a parte è costituito dalla Federazione Russa, come evidenziato da Marina Litvinovich, dove, aggiungendosi la necessità di chiarire il ruolo governativo nella risoluzione dei casi di sequestri da parte del terrorismo ceceno, le associazione subiscono pesanti pressioni e minacce dagli apparati statali.
E’ stata, infine, evidenziata l’importanza del segno concreto a testimonianza di eventi terroristici: il monumento in memoria non è solo la traccia tangibile della memoria storica, ma fornisce un riconoscimento positivo ai familiari e ai superstiti.


Monumento memoriale nel deserto del Ténéré per le vittime dell'attentato al volo DC10 d’UTA il 19/09/1989

Tutti documenti ed i testi dei relatori della riunione sono presenti sul sito:
http://www.osce.org/conferences/hlm_2007.html

(Luca Guglielminetti, Responsabile rapporti internazionali)


Torino, 18 settembre 2007


 

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