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Nel quadro delle iniziative della Rete Europea delle Vittime del
terrorismo, un delegazione italiana ha partecipato a Madrid alle
cerimonie in occasione della V Giornata Europea delle Vittime del
terrorismo nell'anniversario delle stage delle stazione madrilena di
Atocha.
-> Leggi: Intervento di Dante
Notaristefano
-> Leggi: Intervento di Roberto Della Rocca
-> Leggi l'articolo di Luca Telese

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Iniziative attuali
12.3.2009 E Zapatero snobba le vittime del terrorismo
di Luca Telese
da Il Giornale
Immaginate un pianoforte a coda nero nel prato verde di un grande
parco, migliaia di persone. E immaginate ora un ragazzo vestito di
nero che suona un'aria di walzer vagamente malinconica, una collina
alta scolpita nel prato piena di alberi e siepi, un vialetto che ci
si arrotola intorno fino in cima. E immaginate anche che ci sia il
sole, dei ragazzi che regalano fiori bianchi, la folla incolonnata
in un pacifico corteo, e che una delegazione di vittime di tutti i
terrorismi d'Europa salga su quella collinetta insieme alle vittime
spagnole, infilando i fiori tra i rami degli alberi in ricordo dei
loro caduti. Immaginate anche che sia l'11 marzo, e che il parco, la
collina e i ragazzi, e i fiori e le delegazioni, si trovino davanti
alla stazione di Atocha. Contro il terrore, esattamente cinque anni
dopo la più grande strage che il vecchio continente abbia mai
conosciuto: 191 vittime, 1800 feriti. Tutte le vittime d'Europa,
unite dalla lotta contro la violenza.
Ecco, la Spagna ieri era questo. Ma aveva anche un'altra faccia: una
polemica istituzionale feroce fra maggioranza e opposizione, in un
Paese dilaniato dalla crisi, sconvolto da scandali incrociati:
giudici che
indagano sui politici, politici che attaccano i giudici, destra e
sinistra che si accusano e si delegittimano. È l'Italia? No, Madrid.
I fatti, sono questi: un piccolo watergate che colpisce i dirigenti
del Partito popular di Aznar; alcuni dei più importanti dirigenti
del Pp indagati per episodi di corruzione dal supermagistrato
progressista Baltasar Garcon; il Pp che contesta la legittimità
dell'inchiesta; Garcon indagato, a sua volta per 200 mila euro
incassati per lezioni in America; la presidente della municipalità
di Madrid, Esperenza Aguirre (Pp) che insabbia la commissione di
inchiesta sulla vicenda dello spionaggio; il Partito Socialista che
per protesta non partecipa alle commemorazioni organizzate dalla
municipalità per «l'11 M.»; il governo di Luis Enrique Zapatero che,
incredibilmente, si astiene a sua volta da qualsiasi cerimonia. «I
partiti, almeno oggi - commenta Cristina Cuesta, presidente di una
delle associazioni vittime spagnole - avrebbero dovuto lasciare da
parte le loro divisioni». Ecco, tutto ciò accade con la stessa
ferocia e la stessa spietatezza della politica italiana. Solo che a
Madrid, nel cortocircuito e nell'impazzimento delle istituzioni, la
società civile si organizza da sé, con la forza che abbiamo
raccontato. Così la rete antiterrorismo dell'Ue ha approfittato
dell'anniversario per organizzare uno straordinario convegno
internazionale.
A Madrid, ieri c'erano vittime del terrorismo politico, delle guerre
civili indipendentiste, della violenza integralista religiosa o
internazionale; i sei rappresentanti italiani dell'Associazione
delle vittime del terrorismo politico (rosso e nero): i parlamentari
Sabina Rossa (Pd) ed Enrico Musso (Pdl). C'era il cittadino
irlandese che ha perso prima il fratello, e poi - dieci anni più
tardi - il figlio; c'è la storia dell'associazione francese, nata
dopo l'abbattimento da parte del governo libico di un Dc10 nel
deserto: venti anni di battaglie per ottenere risarcimenti uguali
per tutti da Gheddafi. C'era Dante Notaristefano, presidente
dell'associazione italiana, che punta il dito su «La monopolistica e
paradossale dittatura della testimonianza degli ex terroristi,
l'assurdo per cui i carcerieri di Aldo Moro - per esempio - possono
continuare a tenerlo prigioniero attraverso un uso strumentale della
memoria». C'è Angeles Pedrassa, rappresentante delle vittime basche,
che denuncia «il tentativo ideologico di far passare i
terroristi come combattenti». Un'altra basca, Cristina Cuesta: «Il
terrorismo diventi crimine contro l'umanità anche per la Corte
penale internazionale». E un altro italiano, Roberto Della Rocca:
«Sono inaccettabili la strategia di concedere ai terroristi lo
status di rifugiati politici, la dottrina Mitterrand, l'indulgenza
con personaggi come Cesare Battisti. Inaccettabili le coperture
politiche e legali a chi si è macchiato
di reati di sangue, dopo anni di esaltazioni ideologiche e di
prediche dei cattivi maestri».
Senti questo incredibile cumulo di storie, da un capo all'altro
d'Europa, e scopri che storie diversissime sono unite da un minimo
comune denominatore: il desiderio di impunità dei carnefici, la loro
arroganza, la solitudine di soffre il lutto, la difficoltà di agire
delle istituzioni, ovunque. Fra tanti delegati, curiosamente, solo
gli italiani non citano i propri lutti.
Per esperienza, per pudore. A Della Rocca, all'epoca capo personale
della Motomeccanica, spararono alle gambe, nel 1980. Notaristefano,
all'epoca consigliere comunale Dc si trovò davanti la brigatista
Nadia Mantovani. Era il 1977, non senti i colpi. Scoprì di essere
salvo perché il proiettile che doveva bucargli il petto trapassò una
borsa piena di carte, fermandosi a un centimetro del cuore:
l'Italia, in questo coro di memoria, ha le ferite più
antiche e la memoria più lunga.

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