
Carmine Civitate
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| (cognome, nome e
professione) |
Carmine Civitate, titolare di bar |
| (luogo e date di
nascita) |
Nato a Pallagorio (Catanzaro), il 18 luglio1941 |
| (luogo e date
dell'attentato) |
Torino, 18 luglio 1979 |
| (luogo e date di morte) |
Torino, 18 luglio 1979 |
| (descrizione
attentato) |
Un commando di 4 persone su una Renault si ferma davanti al bar-trattoria di Civitate in Via Veronese, poco dopo le 18.00.
Scendono due giovani ed entrano nel locale come normali avventori: Carmine Civitate rientra da una consegna
e subito è avvicinato da uno dei due uomini che esplode tre colpi. Il barista è colpito alla fronte e al petto e cade senza un lamento sotto gli occhi della moglie. I terroristi riescono a fuggire.
Il 28 febbraio 1979 nello stesso bar erano morti in una sparatoria con la polizia due terroristi di Prima
Linea, Caggegi e Azzaroni. |
| (biografia) |
Civitate, giunto giovanissimo a Torino dalla Calabria,
ha lavorato a lungo come camionista guidando le 'bisarche'
che trasportano le auto Fiat. Acquista il bar di Via Veronese
dopo la morte dei due terroristi Caggegi e Azzaroni.
Lascia la moglie Francesca di 27 anni e due figli piccolissimi Roberto e Gianluca di 5 e 4 anni. |
| (rivendicazione,
autori) |
La rivendicazione è fatta a “La Stampa” poco dopo il delitto con una telefonata in cui l’organizzazione comunista “Prima Linea
- nucleo di fuoco Matteo Caggegi Charlie e Barbara Azzaroni
Carla", rivendica l’uccisione della "spia proprietaria del bar ove avvenne la sparatoria mortale di Charlie e Carla nell’anniversario della morte del compagno Valerio."
La rivendicazione pone la vendetta come motivazione dell’uccisione.
Come risulterà al processo che condanna i suoi assassini, Carmine Civitate non c’entrava niente con la sparatoria avvenuta nel suo bar: non era stato lui a telefonare per avvisare la polizia che vi erano due tipi sospetti in un bar di via Veronese ed inoltre aveva rilevato il bar solo
dopo il fatto. |
| (stato
processuale) |
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| (status
famigliari) |
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| (note) |
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