| (cognome, nome e
professione) |
Sergio Gori, Dirigente industriale. |
| (luogo e
data di
nascita) |
Bengasi (Libia) il 14 ottobre 1932 |
| (luogo e
data
dell'attentato) |
Venezia Mestre 29 gennaio 1980 |
| (luogo e
data di morte) |
Venezia Mestre 29 gennaio 1980 |
| (descrizione
attentato) |
E’ assassinato intorno alle 9,30 del mattino.
Lascia la figlia Barbara |
| (biografia) |
Rimasto orfano in tenera età viene cresciuto dalla sorella e dai familiari. Studia e si laurea a Bologna in chimica industriale. Ha una rapida e brillante carriera: lavora in varie sedi della Montedison fino a diventare vice direttore del petrochimico di Porto
Marghera. |
| (rivendicazione,
autori) |
L’omicidio viene rivendicato alle 9,30 con una telefonata al
Gazzettino: la voce è femminile. Dopo qualche ora l’assassinio viene
rivendicato a Savona con un volantino dal sedicente gruppo “Nuovi partigiani”. Alla sera di quello stesso giorno una telefonata anonima afferma che il volantino è un falso e attribuisce la paternità della strage alle Brigate Rosse. In aula di Corte d’Assise di Torino dove si sta svolgendo il processo a carico di esponenti delle Brigate Rosse tra cui Curcio, Franceschini e Ferrari, uno degli imputati legge un messaggio di rivendicazione del triplice
omicidio(*). |
| (stato
processuale) |
- |
| (status
famigliari) |
- |
| (note) |
(*) Benchè l'omicidio di Sergio Gori sia stato il primo di una serie di tre a
lui collegata, il suo nome e la sua figura sono state poco ricordate se non dimenticate. Pochi mesi dopo, il commissario
Alfredo Albanese che seguiva le indagini, verrà altrettanto barbaramente ucciso e un anno dopo, anche il direttore del petrolchimico Giuseppe Taliercio dopo un lungo
sequestro, sarà
assassinato. Si ipotizza che l'omicidio di Sergio Gori fosse un avvertimento per Taliercio. |