
Giovanni Saponara

Il Secolo XIX, 9 Giugno 1976

Corriere Mercantile, 10 Giugno 1976
|
|
| (cognome, nome e
professione) |
Giovanni Saponara, brigadiere di Pubblica Sicurezza |
| (luogo e date di
nascita) |
Nato a Salandra (Matera), - |
| (luogo e date
dell'attentato) |
Genova, 8 giugno 1976 |
| (luogo e date di morte) |
Genova, 8 giugno 1976 |
| (descrizione
attentato) |
Due commando composti da 3 e 2 uomini armati di
pistole compiono la strage agendo separatamente, ma
simultaneamente. Il primo gruppo spara al giudice Coco
nei pressi della sua abitazione, uccidendolo insieme
all’agente di scorta Giovanni Saponara. Poco distante, il
secondo gruppo spara all’autista del magistrato che lo
sta aspettando: l’appuntato dei carabinieri Antioco Deiana
che muore seduto al posto di guida.
Saponara lascia la moglie Angela Zagaria e i due figli Gianluigi di 11 anni e Angelo Giuseppe di 8. |
| (biografia) |
Si è arruolato nel corpo di P.S. nel 1954 e, dopo aver prestato servizio alla polizia marittima, da 3 anni è al nucleo di polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica e si alterna con altri colleghi al sevizio di scorta di Coco. |
| (rivendicazione,
autori) |
Dopo qualche ora l’assassinio viene rivendicata
a Savona con un volantino dal sedicente gruppo “Nuovi
partigiani”. Alla sera di quello stesso giorno una telefonata
anonima afferma che il volantino è un falso e attribuisce la
paternità della strage alle Brigate Rosse. In aula di Corte
d’Assise di Torino dove si sta svolgendo il processo a carico
di esponenti delle Brigate Rosse tra cui Curcio, Franceschini e
Ferrari, uno degli imputati legge un messaggio di rivendicazione
del triplice omicidio. |
| (stato
processuale) |
- |
| (status
famigliari) |
- |
| (note) |
- |
|